IVANA PERUSIN: "NON SONO WONDER WOMAN. SI TRATTA DI ORGANIZZARE IL PROPRIO TEMPO E DECIDERE DELLA PROPRIA VITA"

LUIGI PIRANDELLO: "LE DONNE, COME I SOGNI, NON SONO MAI COME TU LI VORRESTI"

Partirei subito da un aspetto molto importante che, essendo giovane, mi ha colpito. Mi riferisco alla sua carriera scolastica. Ha iniziato una facoltà di ragioneria dopo gli studi obbligatori e, subito dopo, ha iniziato a lavorare presso la Whirpool. Nel contempo è riuscita anche ad affrontare l'Università, guadagnandosi una laurea in Economia e Commercio. Che ricordo ha di questa esperienza scolastica e quali valori si porta dietro?
«Si, è corretto. Ho finito gli studi superiori, dopodiché mi sono iscritta all'Università. Erano i tempi in cui, se prendevi un voto molto alto alle superiori, ti chiamavano dalle Aziende, quindi io sono stata chiamata dalla Whirpool. Perciò, ho deciso di fare questo affiancamento di percorsi di studi universitari al lavoro perché lavorare con una multinazionale era un'opportunità molto importante e sarebbe stato un peccato perderla. Ovviamente è stata una scelta impegnativa dal punto di vista fisico e mentale perché studiavo la sera  o il sabato e la domenica, quando i miei amici facevano altre cose. Però, la vita è fatta di scelte e, se una persona ci crede, le cose si portano avanti. Queste esperienze mi hanno lasciato l'idea di perseveranza perché se si crede in qualcosa, allora bisogna impegnarsi con le proprie capacità e i propri talenti per ottenerlo. Tra l'altro, io ho avuto un bambino. Quando mi sono laureata avevo 23 anni e mio figlio aveva già due anni. Molto è stato fatto anche per lui. Io non rimpiango di aver fatto l'Università perché mi ha spalancato delle porte per il mio futuro. Sono molto fiera di aver fatto questo percorso».

Come mai si è cimentata nella carriera politica?
«In realtà, per caso. Ho lavorato 25 anni per la Whirpool. Sono stata in giro per il Mondo e ho anche vissuto fuori dall'Italia per alcuni anni. Nel 2016, mancava un assessore nella giunta di Galimberti e un amico mi chiamò dicendomi di mandare il Curriculum. In quel periodo non conoscevo ancora Galimberti, non lo avevo mai visto. Ci siamo conosciuti e poi mi ha offerto un ruolo nel suo gruppo. Sono entrata in questo Mondo con un po' di ingenuità politica, ma comunque con grosse esperienze di tipo tecnico. Il primo ano è stato più complicato perché, ovviamente, i meccanismi del pubblico non sono esattamente gli stessi di un'azienda privata però, una volta che si capiscono, credo che l'esperienza del privato all'interno del pubblico possa essere sicuramente un valore aggiunto in quanto si è visto un pezzo di Mondo che nella Pubblica Amministrazione non si è visto e viceversa. Se nelle aziende ogni tanto entrasse qualcuno del mondo pubblico, porterebbe di certo delle innovazioni che oggi non vengono fatte».

Lei è entrata nella giunta come assessore esterno. Che cosa l'ha spinta verso un secondo mandato, fondando la sua lista "Varese praticità"?
«Ho iniziato per caso, ma alla fine mi sono innamorata di questo lavoro. Un'azienda come la Whirpool, quando lavora nell'Earthquarter, vede persone un po' dello stesso tipo. Mi mancava il contatto con la vita più quotidiana perché, alla fine, a me piace stare con le persone. In questo ruolo, dove sei tu il primo ente pubblico a contatto con le persone, sono riuscita a stare vicino ai cittadini, mettendo le mie capacità a disponibilità degli altri. Ovviamente però, c'è anche una motivazione famigliare. Io lavoravo a Milano e, tra andata e ritorno, ci mettevo tre ore. Ora invece, per andare da casa a lavoro ci metto due minuti. Sicuramente sono impegnata anche il sabato e la domenica, ma dal punto di vista di gestione della famiglia, essere a 2 km dal posto di lavoro è di aiuto».

Recentemente ho collaborato con Varese Sport durante il periodo della Coppa del Mondo di Canottaggio e ho visto che c'è stata grande partecipazione turistica. Secondo lei, come si può potenziare questa opportunità?
«Secondo me, Varese ha grandissimo potenziale. Ovviamente viene percepita come la Bella Addormentata, una bellissima città che, essendo abituati a vederla, a volte non ci rendiamo conto del suo splendore. Si tratta di una città che fa del paesaggio il suo punto di forza, ma che rimane sullo sfondo di una serie di opportunità culturali, sportive e artistiche. Per tanti anni, molte cose sono rimaste in un angolo perché Varese è comunque una città imprenditoriale. Fu grande meta di turismo nei primi anni del Novecento, dopodiché vi è stato un cambio produttivo e adesso siamo in un altro periodo di cambiamento perché di grandi aziende, sul territorio, ce ne sono poche. Rimane comunque una città ricca di piccole e medie imprese molto forti. Nonostante ciò, è chiaro che occorre trovare qualcosa di alternativo che possa irrobustire l'economia del territorio. Il turismo è uno di questi elementi. Se guardiamo i numeri dell'anno scorso, abbiamo chiuso oltre 300 mila notti, rispetto all'anno record, il 2019, che registrò più di 200 mila notti. È chiaro che il canottaggio è una punta di diamante in quanto porta turisti non solo nelle settimane in cui ci sono le diverse competizioni, ma, essendo il nostro lago il migliore in Europa per le regate, le squadre frequentano il nostro territorio tutto l'anno e poi tornano anche con le famiglie. Però, tutto lo sport in generale è importante per il turismo. Un esempio sono le Tre Valli Varesine, durante le quali un elicottero sorvola la città mostrando la gara in TV e, al contempo, facendo ammirare al pubblico un panorama mozzafiato. Sono in contatto con gli albergatori costantemente e anzi, abbiamo carenza di ospitalità fino a dicembre, quindi questo è sicuramente un bel problema da avere perché significa che l'economia in questo settore sta girando per il verso giusto».

Che prospettive ha per l'economia Varesina?
«Il turismo è sicuramente uno dei rider di sviluppo per i prossimi anni. Rimane il fatto che la nostra città è un tessuto imprenditoriale brillante perché, checché se ne dica, le esportazioni continuano a crescere e il nostro territorio continua ad essere un punto di riferimento per l'economia, sia la città di Varese ma anche le province e la Regione. Il settore che sta soffrendo, magari meno di qualche anno fa, è il commercio. I piccoli negozi che, rispetto ai grandi centri commerciali, sono stati in grado di sopravvivere e adeguarsi al cambiamento del mercato, ormai anche digitalizzato, continuano a lavorare bene sul nostro territorio. L'altro mondo che sta crescendo molto bene è quello della ristorazione. Il settore del welfare, del piacere, è stato molto riscoperto, soprattutto dopo il Covid. Le persone tendono a trascorrere più tempo fuori casa e a necessitare più posti dove passare il tempo libero. L'altro mondo in continua crescita è quello dell'immobiliare. Certamente, semplificare i rapporti con Milano e velocizzare i trasporti pubblici sono migliorie che stanno spingendo le persone a valutare di venire a vivere a Varese.Gli immobiliaristi continuano a sostenere che il prezzo al metro quadro a Varese è ancora troppo basso, perciò possiamo dire di essere una città bellissima, dove ancora si copra molto bene».

Un suo cavallo di battaglia è il fatto che lei, sia in Whirpool sia nel comune di Varese, faccia emergere che una donna, che è anche madre e moglie, possa al contempo lavorare e condurre la vita famigliare. Mi spiega un po' questo suo ideale?
«Quello che io dico sempre è che ciascuno di noi, nella vita, deve fare ciò che ritiene giusto per sé stesso. Non vorrei neanche tanto idealizzare il fatto che sono una donna, lavoro, faccio politica e riesco persino a condurre una vita famigliare. Non sono Wonder Woman. Si tratta di organizzare il proprio tempo e decidere della propria vita. Ovviamente, bisogna anche fare affidamento su qualcuno che è disposto ad aiutarci (la famiglia, la baby sitter...). Ho fatto la scelta di lasciare il lavoro a Milano, ma ne sono contenta. Non la vedo come una perdita di opportunità. Quell'esperienza l'avevo già vissuta abbastanza e avevo perso anche un po' l'entusiasmo, quindi ho trovato un nuovo Mondo che ingloba le aspirazioni personali con la conduzione di una vita famigliare più alla mia portata.
È chiaro che una città deve offrire più servizi, come i sistemi scolastici, andando incontro alle esigenze delle famiglie».

Quali sono le più grandi difficoltà e gioie di questo percorso sia lavorativo sia politico?
«Per quanto riguarda le gioie, mi piace molto stare con le persone, ma soprattutto mi piace quando i cittadini riconoscono la vicinanza dell'Amministrazione alle persone del territorio. Non sarò mai una politica sgamata perché non nasco così e non vorrei mai snaturare il mio modo di vivere questa professione. Nonostante ciò, faccio sempre un po' fatica con i social, quindi cerco di evitarlo. Mi sono resa conto che, purtroppo, è un Mondo in cui è concesso tutto, anche andare oltre l'educazione e il rispetto. A volte mi capita di leggere commenti spiacevoli di persone che, dal vivo, sono totalmente diverse. Leggendo i commenti ti rendiconto che, a volte, manca la conoscenza dell'argomento per poter dare un giudizio, oppure sono pensieri scritti prettamente politici, quindi si tratta di insulti indipendentemente da quello che fai. Nei Social non è tutto obiettivo come nelle aziende.
Un'altra cosa che non mi piace è che, con gli anni, la politica sia diventata "la politica dell'urlo e dell'insulto". Questo cambiamento è anche uno degli elementi che contribuiscono ad allontanare le donne dalla politica».

FRANCESCA MEONI

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